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Percorso fiumi Mincio e Po

Caratteristiche: il vecchio mulino, le chiuse, i manufatti idraulici, le case e le corti golenali
Lunghezza: 25 km (percorso impegnativo)
Accesso: Correggio Micheli
Arrivo: Caseifici
Periodo consigliato: tutto l’anno

Il percorso ha inizio presso il piazzale della baracca del “Circolo A.Mi.Co.” di Correggio per dirigersi al vecchio molino, situato sulla destra della strada denominata appunto via Molinara. Il molino si presenta ancora in buono stato, con i suoi caratteristici strumenti e con le varie macchine ancora funzionanti.

Si riprende la strada che va verso l’argine del Po e si devia a sinistra. Al bivio si erga una lapide che ricorda l’attraversamento del Po da parte delle truppe alleate nel lontano 23 aprile 1945. La comunità dei Correggesi, tutti gli anni il 23 aprile, festeggia la sagra del paese a ricordo dello scampato pericolo di bombardamento. La processione con la statua della Madonna sull’argine del fiume corona la festa paesana. Si continua a sinistra sull’argine per via Po Barna. Si arriva al tratto finale del fiume Mincio dal quale si può osservare la chiusa che regola il livello delle acque per il passaggio delle imbarcazioni dal Mincio al Po e viceversa. Si prosegue verso l’abitato di Governolo per ammirare la millenaria torre matildica da Galliano che si affaccia sullo spiazzo erboso che sta al posto dell’originario tratto del Mincio ora scomparso perché deviato prima dall’ingresso in paese, onde evitare pericoli derivanti dalle alluvioni.

Da osservare il vecchio manufatto in ferro del ponte e la chiusa del Bertazzolo in disuso. Superato il ponte vecchio si devia a destra per l’argine del Mincio. Si consiglia la visita alla parrocchiale dei S.S. Erasmo ed Agostino di Governolo edificata tra il 1756 e il 1805 su una precedente pieve romanica (Diploma di Corrado il Salico al Museo Diocesano). Sulla parete della casa del parroco rimane una biforca dell’epoca.

La chiesa contiene un quadro rappresentante “Incontro di San Leone ed Attila” di Francesco Borgani (1614), una copia della stessa opera dovuta al veronese Giuseppe Maderna (1807). Staccato dal corpo principale il campanile che ricorda quello di Sant’Andrea in Mantova.

Si procede sull’argine e costeggiando il fiume si scende alla prima corte a sinistra dopo la chiesa, dove si può leggere una lapide di Francesco Gonzaga che nel 1616 commemora l’incontro fra Attila re degli Unni e Papa Leone Magno, avvenuto nel 454 d.C. e si arriva fino alla sua foce nel Po.

Le case e i boschi golenali fanno da cornice e accompagnano il Mincio in questo suo corso finale lento e tortuoso.

Si ritorna indietro attraversando nuovamente il paese di Governolo e si imbocca la strada che riporta sull’argine del Mincio verso la statale Dosso.

Raggiunto il ponte sul Mincio della S.P. 33 si prende a sinistra e percorrendo il ponte alla fine del quale si gira a destra sull’argine del fiume. Si prosegue fino alla discesa che porta in via Gradaro e da qui a Bagnolo. Qui si può visitare la chiesa edificata su un’antica pieve romanica, risalente al 1037(Diploma di Corrado il Salico) e ammirare la seicentesca canonica. Il dosso sul quale si insedia la parte storica del paese è ricco di ritrovamenti etruschi del IV sec. a.C. Dall’abitato di Bagnolo si ritorna a Correggio Micheli per via Pennello. All’incrocio con la statale 413 il caseificio “Pennello” e, attraversata la statale, in via Buozzi, il caseificio “Europeo”, uno tra i più grandi della provincia. La strada continua fino all’argine del Po.

All’inizio della salita, a destra, si può notare la Corte Montata, così denominata perché vicino alla strada in salita.

Si prosegue a sinistra per l’argine del Po e, costeggiando i boschi fluviali, si arriva sotto il ponte sul fiume. Dopo un centinaio di metri, si può visitare il centro nautico locale, che è posto a destra proprio nell’ansa del Pennello. Queste lingue di terra e sassi (corregge-“curisi”) alcune naturali, altre costruite dall’uomo per frenare e indirizzare altrove la corrente dell’acqua, rappresentano una realtà diffusa lungo l’asta del fiume e hanno dato il nome ad alcuni paesi rivieraschi (Correggio cremaschi, Correggio di sopra e di sotto, Correggioli…). Dopo la visita al centro nautico si prosegue per l’argine a Correggio Micheli. Da visitare per eventuali acquisti lo spaccio dei caseifici Pennello ed Europeo.

Percorso Golena del Po

Caratteristiche: il bosco fluviale, la sabbiera, le corregge, le spine, le conche, gli argini golenali
Lunghezza: 10 km (percorso semplice)
Accesso: San Giacomo Po
Arrivo: San Nicolò Po
Periodo consigliato: estate

Il percorso inizia dal centro di San Giacomo Po per dirigersi sull’argine che porta a San Nicolò Po. Dopo 50m si scende a sinistra in direzione del sentiero dei pioppi cipressini che costeggia la riva del fiume. Si sosta alle baracche, sede anche del centro sociale degli anziani, per ammirare i piccoli lavori fatti con i rami della robinia, anticamente usata per fare ceste, cavagne e qui usate per arredare in diversi modi lo spazio all’aperto del centro stesso.

Il percorso poi prosegue lungo il filare dei cipressini per giungere nel luogo dove anticamente sorgeva il vecchio abitato di San Giacomo Po, vicino all’attuale pennello o correggia di sassi che dall’ansa dell’argine si protende per circa 80m nelle acque del Po. Il pennello nei periodi di magra del fiume è facilmente percorribile a piedi. Ritornando sull’arginello golenale ci si inoltra verso la Corte Boscone, che si può vedere sulla sinistra, e mantenendo l’argine, si scende verso il bosco di pioppi e si prosegue verso la spiaggia fluviale.

Si segue il sentiero in mezzo ai pioppi per arrivare in prossimità della scarpata del fiume che si inoltra nella sabbiera.

Si può con le dovute cautele proseguire a piedi scalzi dirigendosi verso le macchie di vegetazione spontanea che emergono dalle bianche distese di sabbia. Si possono osservare impronte di varie specie faunistiche e vegetazione spontanea autoctona.

Si ritorna al bosco e si fa sosta alla Corte Boscone, della quale si può osservare l’antica struttura della corte mantovana con i suoi caratteristici elementi:

  • stalla,
  • aia,
  • casa padronale,
  • casa dei salariati,
  • fienili,
  • cantine,
  • pollaio.

Uscendo dalla corte attraverso la normale via d’accesso si ritorna sull’argine del Po a San Giacomo per la visita alla Chiesa parrocchiale.

In questo luogo sono ricordati i caduti italiani e tedeschi dell’ultima guerra. Una lapide ricorda anche le piene e le alluvioni del Po che colpirono il paese negli anni passati.

Ogni anno, in giugno, una comitiva di tedeschi sosta in questi luoghi per ricordare i propri caduti.

Nei pressi dell’argine sul fiume Po è visitabile la suggestiva location del film di Ermanno Olmi ” I Cento chiodi”.

Si prosegue in direzione S.Nicolò Po per l’argine maestro. A destra, la Corte Bulgarina con la tipica chiesetta. Proseguendo, si può scegliere, scendendo a sinistra per uno dei tanti sentieri che portano in mezzo al bosco fluviale, di seguire le vie sterrate rasenti i filari di pioppi cipressini, oppure i piccoli argini golenali.

Una di queste vie si imbocca vicino alla Corte Riccò. Compiuto il percorso si ritorna sull’argine all’ingresso del paese di S. Nicolò Po, paese che ha dato i natali al campione del modo di ciclismo Learco Guerra il 14 ottobre 1902. Egli era soprannominato la Locomotiva umana e nel 1931 conquista a Copenaghen il titolo iridato. Muore il 17 febbraio 1963.

Attraversando via Mazzini si giunge in prossimità dell’argine del Po. Una sosta è consigliata per visitare il vecchio mulino dei fratelli Martinelli che si trova a sinistra alla fine del centro abitato.

Imboccata la strada dell’argine si devia subito a sinistra verso il bosco per inoltrarsi per i sentieri e cavedagne in riva al Po, nel caratteristico luogo denominato “Al Canton”, nel quale è possibile ammirare l’isolone che il fiume ha formato dividendosi in due canali. Si ritorna sull’argine e ci si dirige a sinistra per visitare le chiesa di San Nicolò Po con il suo caratteristico pozzo.

Percorso delle Bonifiche e dei Manufatti Idraulici

Elementi caratteristici: stabilimento idrovoro della Travata, canali, draga
Lunghezza: 7 km (percorso semplice)
Accesso: dal Museo del Fiume
Arrivo: stabilimento idrovoro della Traviata
Periodo consigliato: tutto l'anno

Il basso corso del Mincio offre suggestivi scorci naturalistici e nei pressi del Museo del fiume forma una conca ora prosciugata nella quale si può ammirare il manufatto della Conca del Bertazzolo.

Si prosegue lungo l’argine del Mincio per un lungo tratto e si imbocca Via Ploner, dedicata all’ingegner Ploner, direttore dei lavori di bonifica qui eseguiti fra gli anni 1920 e 1930, ci si dirige verso il fiume Mincio, i cui argini dominano il paesaggio e si giunge allo stabilimento idrovoro della Travata con annessa centrale per la produzione di energia elettrica . Questa idrovora è l’atto finale di un piano di bonifica iniziato dai Gonzaga per prosciugare il lago di Bagnolo e restringere il Mincio entro gli attuali argini. In bello stile severo degli anni 30 lo stabilimento è un gioiello del suo genere ed è strumento di bonifica ed irrigazione per 10.000 ettari del nostro territorio.

I canali che bonificano tutto il territorio sono stati costruiti su tre diversi livelli di profondità, per convogliare le acque basse, medie e alte. Si raggiunge la sommità arginale occupata dalla Chiavica Travata nei cui pressi, fino al 1960 circa, funzionava una tratta traghetto per carrabili che univa le due sponde del fiume e un porto fluviale con lo scalo merci.

Percorso delle Corti

Elementi caratteristici: la struttura architettonica della corte, i luoghi della vita rurale, i materiali, il lavoro
Lunghezza: 14 km (percorso semplice)
Accesso: Bagnolo San Vito
Arrivo: San Nicolò Po
Periodo consigliato: estate
Caratteristiche del percorso: asfalto e sterrato

Si parte dalla chiesa del capoluogo e si procede verso via Cavour e Via Cantarana, antica borgata.

Si attraversa il ponte sul Canale Gherardo e si percorre un tratto di via Levatella fino al bivio.

Si gira a sinistra per via Gradaro e si continua su questa strada fino all’argine del Mincio su un tratto sterrato.

Prima della salita si devia a destra verso il bosco, si percorre la cavedagna in mezzo ai pioppi per giungere su un ponte con chiavica.

Si prosegue per l’argine del canale fino a riprendere la strada asfaltata di Via Levatella a destra.

All’incrocio si gira per Via Canova e proseguendo si giunge in prossimità della Statale SS. 413 Romana Conventino, da attraversare con estrema attenzione.

A destra si incontra la corte Arrigona, bell’esempio di corte di media dimensione che ha mantenuto la struttura tradizionale con i suoi luoghi tipici:

  • stalla,
  • aia,
  • casa padronale,
  • casa dei salariati,
  • fienili,
  • cantine,
  • pollaio,
  • porcile.

In questa corte sono state girate dal regista Alberto Lattuada nel 1949 alcune scene del film Il mulino del Po.

Si sale ora sull’argine del Po e girando a destra si prosegue per la via Argine Po, passando accanto alla corte Montata si imbocca via Buozzi e si devia a sinistra per Via Gazzo. Nelle vicinanze si può ammirare la seicentesca Villa Riva-Berni gioiello dell’architettura barocca con piccolo oratorio dedicato alla Vergine Assunta e ampio parco. Più avanti, in via Renolfa, è ubicata villa Luisa, edificio ottocentesco in stile neoclassico, di cui si potrà ammirare anche il grande parco con piante secolari. Alla fine di via Renolfa, su prenotazione, si può visitare il “Museo della Civiltà Contadina”, presso la corte omonima, curato ed allestito da un gruppo di appassionati locali a cui fa capo il maestro Silvano Ragazzi.

Lasciato il museo si prosegue per via Renolfa fino all’incrocio sulla SS 413 Romana Zaita. Si attraversa la statale nei pressi del ponte sul canale Gherardo e ci si immette sull’argine sinistro del canale.

Si procede verso la piccola chiavica e da lì si prosegue a sinistra verso la corte Zaita. Tramite la ciclabile si giunge a San Biagio. Superato l’abitato si giunge alla Corte Zuccona, di origine medievale, di cui si possono ammirare le due meridiane e gli affreschi murali della cantina databili intorno al secolo XII. Si esce dalla corte e, attraversando la statale, si imbocca via Mattarella da cui si può notare l’imponenza del caseificio “S. Maria Formigada”.

La Riserva Naturale Vallazza

E' una vasta zona umida, lunga poco meno di 6 chilometri, che si estende su una superficie di circa 500 ettari.

Ideale continuazione del lago Inferiore, è caratterizzata da un ampio spettro lacustre ricco di vegetazione galleggiante dall’alto valore naturalistico, nonché da zone palustri, saliceti spontanei, siepi e rivali. Tra le 279 specie vegetali presenti, ben 62 sono state segnalate come rare o rarissime in padania. Questa abbondante vegetazione è indispensabile per dare rifugio, ospitalità e protezione alla numerosa avifauna sia stanziale che di passo. Istituita riserva naturale dalla Regione Lombardia nel 1991, è gestita e tutelata dal Consorzio Parco del Mincio.

Recentemente il Comune di Virgilio ha realizzato un porticciolo turistico, costituito da un attracco fluviale e da pontili per l’ormeggio di 51 imbarcazioni, gestito dall’Associazione “Amici della Vallazza”.

Roncoferraro: Corti e ville rustiche

Il percorso corti e ville non è soltanto un invito a riscoprire i luoghi della civiltà contadina, con le sue campagne ancora intensamente coltivate, con le sue corti antiche, il sapore della tradizione, ma è anche un viaggio nel tempo, nella storia dei luoghi, e nella bellezza, alla scoperta di splendide opere architettoniche, gioielli artistici straordinari quanto inattesi, spesso nascosti tra mura ormai screpolate e solitarie.

Le corti e le ville di questo itinerario sono in linea di massima visitabili solo esternamente in quanto proprietà private, ad eccezione di villa Cavriani, oggi ristorante (visitabile su richiesta ).

  • Corte Castelletto Arrivabene
    Documentata almeno dal 1756. Di proprietà dei conti Arrivabene, famiglia mantovana di antica nobiltà, fu ristrutturata verso la fine degli anni Quaranta dell’Ottocento trasformandola in un elegante palazzo di villeggiatura. A due piani, ha pianta rettangolare. L’androne passante collega i due ingressi in linea. Ai lati due importanti barchesse. Sul retro un edificio con molino.
  • Villa Isabella (XVIII secolo)
    Villa gentilizia con una scala centrale a tenaglia, caratterizzata da una curvatura ellittica, che conduce all’ingresso e che costituisce un elemento scenografico di sicuro impatto per la facciata. E’ articolata nelle parti terminali e presenta inoltre un bugnato che sottolinea gli spigoli e il portale di ingresso. Le finestre sono coronate da timpani triangolari e curvilinei alternati secondo uno schema di derivazione rinascimentale.
    Gli interni presentano delle decorazioni parietali di gusto rococò.
  • Villa Riesenfeldt (inizi ‘700)
    La villa presenta caratteristiche atipiche per il territorio mantovano, un esempio sono le due logge a serliana sovrapposte di ispirazione veneta e le finestre di gusto rococò. La commistione di stili potrebbe indicare interventi architettonici successivi.
    L’impianto della villa risulta disomogeneo e per il prolungamento asimmetrico del corpo di fabbrica e per l’alternarsi a coronamento delle finestre di timpani triangolari e curvilinei che seguono una scansione diversa a seconda dei piani.
  • Corte Ginepro (XVII-1874)
    Corte padronale dotata di colombaia affiancata da due ali di minore altezza, palazzine padronali cubiche, barchessa porticata. Sul fregio della barchessa si legge: EDIFICIUM ANN. MDCCCLXXIV ERECTUM.
  • Villa Veneri (XVIII secolo)
    Da un recente studio la collocazione potrebbe essere retrodatata alla prima metà del Seicento. Il probabile committente fu il Senatore Mario Carbonelli
    Si tratta di una palazzina padronale a pianta quadrata, a blocco compatto, affiancato da due brevissime ali minori, con lo stesso piano di facciata ma di minore altezza. Il palazzo padronale ha una loggia d’ingresso seguita da un salone centrale con tre camere a destra e tre a sinistra.
    La facciata presenta un allineamento verticale di porta d’ingresso ad archivolto e finestra con balconcino a ringhiera di ferro battuto, finestre con mensole, sottotetto con serie di oculi ellittici.
    Gli interni sono arricchiti da pitture murali a tempera ed affreschi, probabilmente risalente ai lavori di miglioramento del palazzo commissionati da Giuseppe Veneri alla fine del Settecento. Sono rappresentate prospettive architettoniche di ambienti esterni, paesaggi, decorazioni scenografiche di terrazze a cielo aperto, stendardi, panoplie, stemmi decorati, cimase. Particolarmente elaborato è l’ornamento che si trova sopra gli archi: gli stipiti reggono un architrave bugnato con la chiave aggettante, su cui è rilevato un mascherone. Il timpano, spezzato e curvilineo, accoglie al suo centro una mensola che regge un finto busto, valorizzato da una nicchia. Dalle nicchie emergono maestose le statue.
  • Villa Cavriani (XV secolo, numerosi rimaneggiamenti successivi)
    Il complesso è costituito dal corpo di fabbrica principale di forma cubica cui sono collegati tre edifici più bassi articolati a U. Questi ultimi tre edifici posti sul lato di nord ovest sono i superstiti di una analoga ala, ora scomparsa, che affiancava l’edificio sul lato opposto. La facciata principale di ordine toscano, orientata verso il Mincio, risale alla fine del XVIII secolo ed è scandita da una serie di lesene separate da una trabeazione. Al piano terra presenta una successione di cinque archi, di cui tre aperti che introducono al portico decorato ad affresco. La villa è ricca di pitture murali. Le decorazioni presenti nella loggia e nel contiguo grande salone centrale sono attribuiti all’opera di Paolo Pozzo e della sua scuola. Risalgono alla fine del XVIII, momento in cui la villa fu restaurata.
    Le due fasce che adornano il piano nobile sono attribuite alla scuola di Giulio Romano.
  • Corte Quadre (XVIII secolo)
    Il complesso è composto dal palazzo padronale, cui è annessa una cappella, e da corpi di fabbrica destinati a rustico e barchessa. L’edificio principale presenta due facciate quasi identiche rivolte specularmente verso l’aia e verso il retro della corte: presentano un ordinamento simmetrico rimarcato dalla presenza di un corpo centrale soprelevato coronato da un timpano e allineato al portale. Una serie di finestrelle allineate ad una fascia marcapiano scandiscono le facciate. Davanti all’aia si trovano i pilastri decorati da fasce in cotto con motivo a denti di sega.
  • Villa Fanny (1750. Da un recente studio la costruzione originale potrebbe essere fatta risalire al tardo-cinquecentesca.)
    Il palazzo, a due piani, ha pianta cubica, un atrio centrale con le porte in linea, le stanze sono poste sui lati (3 per lato). Ai due lati del palazzo sono state aggiunte due costruzioni di altezza minore.
    La facciata ha un allineamento verticale di porta d’ingresso ad archivolto in ferro battuto, finestre con mensole, sottotetto con serie di oculi rettangolari.
    Si ha notizia di un intervento di restauro tardo-ottocentesco, commissionato dal Conte Ercole Magnaguti, che ha permesso all’immobile di assumere la denominazione di villa.
    Le stanze del piano terra hanno i soffitti decorati con pittura murale.
  • Corte del Capitano
    Palazzo padronale, ad impianto cubico, a blocco compatto, documentato almeno dal 1776, sorge nel luogo ove si pensa essere stato ferito il capitano Giovanni dalle Bande Nere.
  • Corte Petrobelli
    La residenza padronale si presenta dopo aver attraversato un portale d’accesso i cui pilastri sono corredati da teste di cavallo in cotto, che indicano l’originaria attività di allevamento di purosangue. A lato della casa è posto il mulino ad acqua, adibito anticamente alla pilatura del riso.
  • Corte Pelagallo (XVII secolo)
    L’ingresso alla corte è costituito da una volta a botte ellittica, sovrastato dallo stemma nobiliare dei Facipecora Pavesi, proprietari della corte. Il palazzo padronale è semplice e massiccio. A lato dell’ingresso si trova l’Oratorio di Sant’Isidoro, con la facciata rivolta verso l’esterno, per sottolineare la funzione pubblica della cappella. L’oratorio presenta un portico antistante. L’interno è costituito da un’aula quadrilatera.
  • Corte Facchina (Seconda metà XV secolo, di derivazione fancelliana. Tra XVI e XVII secolo vennero aggiunti al corpo principale le case coloniche, le scuderie, i fienili, le stalle.)
    Il palazzo padronale è a pianta cubica, davanti alla facciata principale (quella meridionale) c’è l’aia. L’area del piano terra è divisa al centro da un corridoio che attraversa l’edificio in tutta profondità, collegando con i due portali, l’aia e il giardino, con corrispondenza al primo piano del salone. La facciata esterna meridionale è coronata da merli ciechi.
    Sulla facciata esterna settentrionale è presente una lapide.
    All’interno alcune pareti e soffitti sono decorate in stile liberty.
    Molte analogie strutturali e decorative di questo edificio si riscontrano nel “Palazzetto” di Roncoferraro, a pochi chilometri da questo palazzo. Somiglianze si hanno anche con il Palazzo Secco di San Martino Gusnago di Ceresara, con Villa Picciona a San Michele in Bosco di Marcaria, Palazzo Ducale di Revere, Palazzo Della Valle di Carbonarola. Recano tutti il segno di quella straordinaria mediazione fiorentino-padano-veneta, e castellano residenziale, sintomaticamente leggibile nel motivo ricorrente della merlatura cieca, che costituisce la base del tipo della dimora rurale mantovana. Tipo che si diffuse tanto per iniziativa diretta del signore quanto per iniziativa della nobiltà di corte, cui i Gonzaga distribuivano le terre acquisite.
  • Corte Cagiona (Documentata almeno dal 1756)
    Corte a quadrilatero, delimitata da un canale. L’abitazione padronale, distinta e separata dagli altri fabbricati, ha davanti un’ampia aia. Nella memoria collettiva locale è ricordata come antico centro di coltivazione e lavorazione risicola.
  • Corte San Cassiano (XI-XII secolo e successivi rimaneggiamenti)
    Corte rurale che conserva, murati, e visibili solo dall’interno, i resti di una chiesa settecentesca e una pieve romanica. Le pareti sono decorate con pittura murale.
    L’abbazia di San Cassiano è attestato in un documento matildico (1077-1091) ricorda che Ludovico il Pio l’aveva donata alla Chiesa di Mantova. Nel 1037 è annoverata tra le pievi, come citato in un diploma dell’imperatore Corrado II il Salico.
  • Corte Grande (fine XVII secolo)
    La struttura planimetrica costituisce uno dei più significativi esempi della tipologia della grande corte aperta, dominante nel territorio mantovano della sinistra Mincio. La distribuzione e l’organizzazione dei fabbricati segue uno schema lineare che fronteggia la grande aia antistante. La delimitazione dello spazio cortivo, che copre una notevole estensione, era in origine demandata alla presenza di un canale, ora non più esistente.
  • Palazzo Pendasio, già Villa Colaninno (fine ‘500 – inizio ‘600)
    Il palazzo padronale ha il corpo centrale massiccio a forma di parallelepipedo affiancato da due ali minori ribassate al tempo adibite a funzioni di supporto. La facciata lineare è ingentilita dalle paraste coronate da timpano che incorniciano l’ingresso e dal cornicione a mensola posto a livello di gronda. Gli ambienti interni, assai pregevoli per le decorazioni parietali, sono simmetrici rispetto all’asse delimitato dall’androne-atrio.
  • Villa Nuvolari (XIX secolo)
    Villa appartenuta alla facoltosa famiglia che diede i natali a Giuseppe Nuvolari. In questa villa soggiornò come ospite lo stesso Garibaldi, questo avvenimento venne celebrato con la trasformazione del nome stesso dell’abitato da Carzedole in Villa Garibaldi.

Sentiero delle Tre Pievi

Elementi caratteristici: l’antico lago di Bagnolo, le Pievi di Bagnolo, di Santa Maria Formigada e di Pietole, la città etrusca, le corti e le ville
Lunghezza: 12 km (difficoltà media: strada asfaltata con tratti di terreno erboso e ghiaiato)
Accesso: Bagnolo San Vito
Arrivo: Corte Virgiliana e Parco archeologico del Forcello
Periodo consigliato: tutto l'anno

Visita alla Pieve di Bagnolo (Diploma di Corrado il Salico del 1037). Particolari di rilievo sono: l’orientamento est-ovest della chiesa, gli archetti in stile romanico presenti nella parte superiore del campanile, il battistero a pianta semicircolare situato a sinistra dell’ingresso principale, la via Crucis in cotto dell’artista Aldo Falchi. La zona su cui è situata la chiesa è ricca di reperti etruschi del IV sec. a.C.. Si procede per la ciclabile Bagnolo-San Biagio. La strada coincide con la sponda destra dell’antico lago di Bagnolo che, ora prosciugato, appare alla nostra destra come una valle fluviale intensamente coltivata. Il percorso si snoda lontano da strade ed in piena pace e si può godere della vista di erbe palustri, fioriture spontanee, aironi, falchi e, in certe stagioni, di stormi di uccelli migratori. Poco dopo si arriva alla corte Zaita, bell’esempio di villa rustica del Settecento, già strumento di produzione agricola del Conte Arrivabene, insigne politico ed economista dell’Ottocento. Il conte era anche un coraggioso cospiratore del nostro Risorgimento, perciò la villa fu spesso teatro di riunioni legate alle attività mazziniane a cui partecipò anche Silvio Pellico.

Si arriva alla fine della ciclabile nei pressi dell’abitato di San Biagio e si segue l’argine del canale Fossetta che ripercorre sempre la riva dell’antico lago; la vista dell’abitato di S.Biagio e delle corti che si affacciano sul canale offrono incantevoli visioni di altri tempi. Durante la fioritura delle piante palustri, Fossetta offre uno spettacolo indimenticabile, e in maggio, caduta l’oscurità, si può assistere alla spettacolare danza di migliaia di lucciole.

Si arriva dietro alla corte Zuccona, che trae la sua origine nei più profondi secoli medievali dalla curtis Matildica Formigada. Voltando le spalle alla corte e guardando nella valle appare il dosso del Forcello, importante sito archeologico in cui ogni anno studenti della facoltà di archeologia della Statale di Milano, guidati dal Prof. Raffaele C.De Marinis, svolgono campagne di scavo. Al Parco, aperto da marzo a ottobre è possibile sperimentare:

  • Il mestiere dell’archeologo: laboratorio di simulazione di scavo
  • Trame del passato: laboratorio di tessitura e intreccio
  • A tavola con gli Etruschi: laboratorio sull’alimentazione e preparazione dei cibi
  • L’arte del vasaio: laboratorio di lavorazione dell’argilla

Per informazioni e prenotazioni: Pro Loco Bagnolo. tel.: 348/0394636

Proseguendo lungo la ciclabile si arriva nel territorio Virgiliano: il paesaggio è caratterizzato da “piccoli colli”, molto significativi in pianura. La mente corre immediatamente alle visioni delle Bucoliche e delle Georgiche del Poeta Virgilio, che con i suoi versi ha diffuso in tutto il mondo queste tipiche immagini agresti mantovane. Si è così infatti arrivati all’antica Andes, luogo natale del Poeta; il paese antico fu parzialmente atterrato da Napoleone I nel 1801 per erigere il forte tutt’ora esistente. Il resto di Pietole fu abbattuto nel 1848 e ulteriori danni provocò l’esplosione del forte diventato polveriera nel 1917. A ridosso dell’argine una pietra, per tradizione diventata il “sasso di Virgilio”, sul quale si dice che il Poeta riposasse durante le passeggiate. È stata ingabbiata, altrimenti in poco tempo sarebbe andata distrutta, a forza di schegge souvenir. Qui, salendo sull’argine del Mincio, si può vedere Mantova sorgere dai suoi laghi, in mezzo alla campagna. Si ritorna per via Virgiliana fiancheggiando la corte omonima. In questa magnifica corte, che sorge su una più antica dimora gonzaghesca, venivano allevati i famosi cavalli da combattimento.

Il ritorno si effettua per la piacevole strada Virgiliana che riporta al punto di partenza, con l’animo arricchito di belle visioni e pensieri virgiliani.

Le Corti Virgiliane

Fino al Cinquecento gli stanziamenti umani nel mantovano erano accentrati in borghi dominati da strutture difensive e di controllo: i castelli, che fungevano anche da luogo di accumulo delle derrate alimentari.

Dal Cinquecento i Gonzaga cominciarono a guardare alla campagna in modo diverso, come luogo di svago e di riposo, ove ricevere ospiti illustri. Prende così piede la tipologia della corte virgiliana tradizionale, caratterizzata, non già dall’ostentazione di ricche ornamentazioni, ma della sobrietà, dall’essenzialità della sua massa.

La corte più importante di tutto il comune, sia per le estese dimensioni del territorio, che per le qualità storico-artistiche è la Corte Virgiliana. Di notevole importanza sono poi le altre corti del territorio: la corte Gobia, al centro di vicende belliche per la sua posizione all’incrocio di quattro strade, la corte Casale, che doveva costituire un grosso centro di attività agricole, la corte Boiana, la corte detta “L’Olmazzo”, la corte detta “La Valestra” e le altre numerosissime corti disseminate sul territorio.

Il Forte di Pietole

Unico esempio di architettura militare presente sul territorio virgiliano, è degno di attenzione sotto diversi punti di vista:

  • interesse storico: testimonianza di duecento anni di storia virgiliana, il forte di Pietole è legato ad un’aneddotica locale ancora profondamente presente e sentita dalla comunità;
  • valore architettonico: per complessità e completezza il forte di Pietole è un rarissimo esempio di architettura militare di questa tipologia a livello europeo;
  • valore naturalistico e ambientale, il forte di Pietole oggi rappresenta un grande polmone verde, esempio di bosco spontaneo padano habitat ideale di un’estrema varietà di animali autoctoni.
  • interesse speleologico, legato alla natura ipogea di alcune parti del sito. Il forte di Pietole esprime il suo fascino maggiore negli ambienti sotterranei od interrati.

Il percorso del fiume Mincio nel territorio del comune di Roncoferraro

Il confine sud-ovest del territorio di Roncoferraro è segnato dal corso del fiume Mincio che, in questo tratto terminale, scorre nella pianura tra alti argini avviandosi lentamente alla fine del suo percorso sino alla confluenza nel Po, poco oltre il centro di Governolo.

Nonostante le sponde risultino piuttosto strette, ricoperte prevalentemente da salici, olmi e pioppi, con qualche presenza di ontani, questo tratto di fiume riserva ancora spazi naturalistici di grande interesse e il piano rialzato arginale offre una posizione privilegiata per poter godere di un paesaggio rurale, connotato dagli elementi dell’agricoltura tradizionale accanto alla fitta rete dei canali, originariamente necessari alla bonifica dei luoghi, che ha lasciato intatte alcune zone umide, biotopi preziosi per l’ambiente naturale che ancora conservano.

Il paesaggio naturale si integra armonicamente con il paesaggio costruito, sostanzialmente immutato nel tempo, costituito per lo più da insediamenti edilizi funzionali all’economia agricola – corti e loghini – e da alcune interessanti ville rurali.
Partendo da Mantova in direzione Ostiglia, si svolta a destra poco prima del centro abitato di Pontemerlano. Il percorso inizia sull’argine del fiume Mincio, esattamente sul confine del territorio Comunale. Siamo alla CHIAVICA DEL MORO, sito di Interesse Comunitario facente parte dei siti Rete Natura 2000, area paludosa di importante spessore naturalistico, tra quelle maggiormente utilizzate dagli uccelli acquatici presenti nel Parco. Grazie alla ristrutturazione dell’Ente Parco un ex casello idraulico è divenuto luogo di avvistamento dell’avifauna e costituisce, su preventiva prenotazione, un punto di osservazione privilegiato.
Percorrendo il sentiero a ridosso del fiume- denominato stradello Tirolo, si potrà godere della tranquillità e dei silenzi tipici di questi luoghi.

Proseguendo sulla sommità arginale, sino al centro abitato di Governolo. Qui, il fiume è stato deviato, per motivi di sicurezza idraulica, dal originario corso che attraversava il paese. L’antico letto è ora trasformato in un piacevole parco pubblico. Subito a valle dell’antica Conca del Bertazzolo, recentemente oggetto di un ottimo intervento di restauro, la strada arginale riprende a costeggiare il fiume, sino alla sua immissione in Po.

Ritornando sui nostri passi, superato l’abitato di Governolo ed oltrepassata la statale che conduce a S. Benedetto Po, possiamo lasciare la strada arginale, svoltare a destra seguendo il percorso che porterà, attraverso via Salvaterra e via Gulli, all’antico abitato di Garolda, per poi proseguire verso Mantova.
Degni di nota sono il bosco periurbano “Baden-Powell”, di recente impianto, collocato nella zona Valle dei Signori poco prima dell’abitato di Barbasso, e la piantata dei gelsi, storico filare visibile su entrambi i lati della ex statale ostigliese sul terreno annesso alla Villa Riesenfeld a Pontemerlano, retaggio dell’antico allevamento dei bachi da seta attivo sul territorio.

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