Il Comune di Roncoferraro si estende per 63,3 Kmq, è limitato a nord da Castel D’Ario e Villimpenta, a est da Sustinente, a sud da Bagnolo San Vito, a ovest da Mantova, San Giorgio e Bigarello. Nel Comune sono comprese le frazioni di: Molinello, Nosedole, Casale, Poletto, Governolo, Garolda, Barbasso, Pontemerlano, Castelletto Borgo, Cadè, Villa Garibaldi, Barbassolo. Il territorio si distingue per la particolare ricchezza di acque imbrigliate da una complessa rete di drenaggio formata da alvei naturali e da canali artificiali. I principali corsi d’acqua che caratterizzano il territorio sono: Mincio, Fissero, Cavo Allegrezza, Cavo Molinella, Scolo Allegrezza, Fossato Dugale.
La presenza di tanti corsi d’acqua ha certamente favorito l’insediarsi in queste zone, dando luogo anche a siti con ampio excursus cronologico. Il territorio di Roncoferraro fu assai frequentato sin dal Neolitico. I dati più antichi del territorio si hanno nel Fondo San Martino attribuibili Neolitico antico. Anche l’unico ritrovamento dell’età del Rame è nel Fondo San Martino. L’età del Bronzo è il periodo più rappresentato: si assiste alla formazione di numerosi insediamenti. Nella prima età del Ferro sorge l’insediamento al Forte d’Attila. Al Castellazzo della Garolda si è riconosciuto un abitato veneto dalla metà dell’VIII secolo fino a tutto o parte del VII secolo a.C. al quale subentra dal VII-VI al IV-III secolo a.C. l’insediamento etrusco. Il periodo romano ha restituito numerosi siti (è stato possibile riconoscere ville urbano rustiche, fornaci e sepolcreti).
In territorio roncoferrarese dal IX secolo si insedia nella località San Cassiano, a Sud-Est di Roncoferraro, una comunità monastica benedettina. Questo monastero subisce un saccheggio ad opera degli Unni nel 924 ma riesce a sopravvivere.
Le persistenze architettoniche del periodo romanico tutt’oggi visibili restano: una torre e una casa merlata a Governolo, la pieve dei SS. Cosma e Damiano a Barbassolo, la torre campanaria a struttura quadrangolare affiancata alla navata sul lato sud; la torre campanaria affiancante la chiesa di San Biagio a Casale, la chiesa di San Nicola a Casaletto del Fissero, inglobata da una struttura agricola più recente.
L’importanza di Governolo per la sua strategica posizione su uno dei nodi vitali delle vie di comunicazioni dell’epoca è testimoniata dagli interventi idraulici che lo coinvolgono. Viene eretta una chiusa, che doveva avere originariamente lo scopo di regolare l’innalzamento e l’abbassamento del livello del Mincio e di arginare l’urto delle acque del Po in piena, attribuita da alcune fonti all’Ingegnere Idraulico Alberto Pitentino (fine XII secolo). Alla sua manutenzione e salvaguardia era legata la difesa della città di Mantova.
A Governolo nel 1609 Gabriele Bertazzolo dà avvio alla costruzione del nuovo sostegno presso la chiusa di Governolo, alla confluenza del Mincio nel Po. Avrà termine nel 1618. La storia della conca si intreccia anche con il ben noto episodio di Attila fermato da Papa Leone Magno nel 452. L’episodio che ha interessato diversi storici senza però trovare un’univoca risposta, vede tra i possibili luoghi dell’incontro anche Governolo. Questa ipotesi è certamente stata rafforzata dalle figure del vescovo Francesco Gonzaga e dall’ingegnere Gabriele Bertazzolo. A memoria dell’incontro nel 1616 il vescovo di Mantova Francesco Gonzaga commissiona una lapide, oggi posizionata a ridosso dello zoccolo della parete di levante del loghino San Leone a Governolo.
Nel corso del Cinquecento si sviluppa su larga scala, data la ricca rete idrografica e date le caratteristiche acquitrinose dei terreni, la coltivazione del riso. In territorio gonzaghesco nasce la villa, con carattere da un lato economico-rurale, dall’altro edonistico-rappresentativo.
I Gonzaga favoriscono lo sviluppo della coltivazione del riso. La tradizione risicola roncoferrarese affonda perciò le origini al tempo dei Gonzaga ed ancora oggi il territorio ne è portatore di cultura con l’assetto delle campagne (risaie, corsi d’acque e corti agricole) e con la gastronomia (riso, risotto alla pilota e festa del pesce). Con l’affermazione della coltivazione del riso il territorio si è punteggiato di molini e pile, manufatti indispensabili per la lavorazione del cereale. Si ricordano: Molino e Pila del Principe Gonzaga, Pila di S. Antonio, Pila di corte Grande, Molino e Pila del Mulinello, Pila Cagiona, Pila Vallarsa, Pila Poletto, Pila Molino Nuovo, Pila Frassinara, Pila S. Cassiano, Pila Palazzotto.
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