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Castello di Castel d'Ario

Castello di Castel d'Ario Elemento strategico di un sistema difensivo al`interno del territorio mantovano al confine con il Veneto,insieme ai castelli di Castelbelforte e Villimpenta. In particolare rappresenta uno dei principali castelli recintati medioevali a pianta pentagonale. Sono visibili cinque torri, compresa quella relativa al portale d`ingresso dove sono ancora distinguibili i canali di scorrimento della saracinesca e i resti dell`antistante rivellino. Un importante restauro del Palazzo pretorio verso la fine del Novecento ha portato alla luce alle pareti del primo piano, affreschi con gli stemmi degli Scaligeri, i signori veronesi che tennero in pregno il castello per venti anni, nella seconda metà del Trecento. All`interno del castello sorge, isolata, la torre della Fame chiamata così perché a metà Ottocento furono trovati in essa alcuni scheletri, fatti risalire a membri della famiglia Pico della Mirandola e dei Bonacolsi, ivi rinchiusi e lasciati morire di fame. Una lapide sulla porta del castello ricorda questa vicenda.

Indirizzo: Piazza Castello - Castel d`Ario
Sito: www.comune.casteldario.mn.it
Orario: aperto alle visite il lunedì e il venerdì pomeriggio dalle 16 alle 18 e il sabato mattina dalle 9,30 alle 12.

Azienda agricola 'Il Galeotto'

Azienda agricola 'Il Galeotto' Il Galeotto è un afilla da riso e mulino a pietra in funzione dalla fine del Seicento, costruito da Francesco Galeotti, in quel di Bigarello, ad una decina di chilometri da Mantova. Sullo sfondo la campagna racchiude inalterati i segreti, le glorie ed i drammi dei Gonzaga. Le macchine che hanno sostituito i piloni, sono di fine ottocento primi novecento. L'imprimatur di questa storica costruzione l'ha dato l'imperatrice Maria Teresa d'Austria che, il 23 maggio 1763, firma il decreto di consenso all'utilizzo dell'acqua della Roggia Tartagliona per muovere le ruote per pilare il riso e macinare il grano. Ancora in funzione la grande ruota che mette in funzione le macchine per la lavorazione dolce del riso lasciando ai chicchi il colore rustico e tipico del riso ideale per il risotto alla pilota. All'esterno in una nicchia troviamo la statua di S. Giovanni Nepomuceno protettore dei lavoratori delle acque dolci e patrono dei confessori. Da anni la Famiglia Vanzini gestisce l'azienda agricola "Il Galeotto" dove al suo interno si potrà pernottare, degustare i piatti tipici mantovani ed acquistare i prodotti della terra mantovana.

Indirizzo: Via Galeotto, 2 Gazzo Bigarello (MN)
Telefono: 0376 229165
Sito: www.ilgaleotto.it
Email: info@ilgaleotto.it

Castello scaligero Villimpenta

Castello scaligero Villimpenta Opera indiscussa degli Scaligeri nel mantovano, la pianta è costituita da un pentagono irregolare dal quale si conservano due torri poligonali ed una massiccia torre d`angolo alta 25 metri che ne caratterizza l`imponenza e la solidità. Era munito di una torre ad ogni angolo più una lungo i lati maggiori, per un totale dunque di sei. Tutte erano quadrilatere, anche se con angoli non esattamente retti, soltanto quella a sud-ovest può dirsi pentagonale. Il mastio, posto all`angolo nord-ovest, è alto circa 42 metri ed è coronato da merli e piombatoie a costituire la parte più possente e solida del castello, ha base quadrata di 9 metri con spessore di 2,30 della muratura. Originariamente era circondato su tutti i lati dal fiume Tione sulla linea del quale si installarono, intorno all`anno 1000, in epoca anteriore alla costruzione della fortezza, i monaci dell`abbazia benedettina di San Zeno di Verona.

Indirizzo: Centro storico - Villimpenta
Telefono: 0376 667508 - 334 9337720
E-mail: dusi@comune.villimpenta.mn.it
Orario: Apertura stagionale da maggio al settembre: sabato dalle 15.00 alle 17.00; domenica dalle 10.00 alle 12.00.

Parco Archeologico del Forcello

Parco Archeologico del Forcello Il Parco Archeologico del Forcello di Bagnolo San Vito, pochi km a sud est di Mantova, sorge intorno ai resti di un importante abitato etrusco di VI-IV sec a.C. Gli scavi archeologici condotti nel sito dal 1981 ad oggi, con la direzione scientifica del prof. Raffaele Carlo de Marinis, dell`Università degli Studi di Milano, hanno portato alla luce, anno dopo anno, una piccola porzione di questo abitato, ma con una lunga sequenza stratigrafica, articolata in otto fasi insediative principali. Il progetto del Parco Archeologico, nasce dall`esigenza di salvaguardare almeno una porzione dell`abitato dagli insistenti e distruttivi lavori agricoli e al fine di valorizzazione e divulgare i risultati scientifici conseguiti con gli scavi. Le scoperte effettuate nell`abitato etrusco del Forcello, la cui ricchezza ed importanza sono già da lungo tempo note in ambito scientifico, hanno finalmente un efficace strumento per essere messe al servizio della divulgazione e della didattica. La visita al parco Archeologico del Forcello prevede una parte introduttiva nella quale i visitatori potranno avvicinarsi, con l`ausilio di pannelli didattici, alla storia dell`Etruria padana e dell`abitato del Forcello in particolare. All`interno degli atelier si potrà quindi osservare una ricostruzione del telaio e all`esterno delle fornaci per la cottura dei vasi, entrambi realizzati sulla base delle testimonianze archeologiche. Per le scuole, di ogni ordine e grado, sono inoltre attivi laboratori su vari temi inerenti le attività artigianali al tempo degli etruschi e sul mestiere dell`archeologo. Inoltre, visitando il Parco nei periodi di apertura dello scavo, sarà possibile assistere al lavoro sul campo e di inventariazione dei reperti, da parte dell`equipe di archeologi dell`Università degli Studi di Milano.

Indirizzo: via Valle, 1 - loc. San Biagio - Bagnolo San Vito
Telefono: 0376 413317 - 348 0394636
Fax: 0376 415387
Sito: www.parcoarcheologicoforcello.it - www.comune.bagnolosanvito.mn.it
E-mail: info@parcoarcheologicoforcello.it
Orario: Da Marzo a Ottobre su prenotazione e secondo il calendario degli eventi . Per visite guidate e laboratori (minimo 15 persone) è necessario prenotare con almeno due giorni di anticipo. Laboratori didattici: il mestiere dell`archeologo - la ricognizione -a tavola con gli Etruschi -l`arte del vasaio - il restauro- trame del passato - le tecniche di costruzione. Listino prezzi: Ingresso: euro 2,00. Laboratori didattici: durata 3 ore, costo euro 5 a partecipante (7 per le tecniche di costruzione).

La Conca del Bertazzolo

La Conca del Bertazzolo La conca di navigazione progettata dall`ingegnere Gabriele Bertazzolo, realizzata a partire dal 1605, e la chiusa di sbarramento, la cui prima costruzione risale alla fine del XII secolo, si presenta al pubblico dopo una straordinaria opera di restauro degli imponenti manufatti ricostruiti nell`Ottocento. Il museo diffuso ha istituito un centro visite che, grazie all`ausilio di esperti operatori didattici, consente un eccezionale approccio diretto attraverso un percorso storico, e ambientale con particolare riferimento al funzionamento dei manufatti idraulici e dei macchinari, che crearono il sistema dei laghi di Mantova, e consentirono la navigazione da cui dipendeva la floridità del territorio.

Indirizzo: Via V. Veneto, Governolo - Roncoferraro
Telefono: 03766629221
Fax: 03766629207
Sito: www.comune.roncoferraro.mn.it
E-mail: debora@comune.roncoferraro.mn.it
Orario: Giorni di apertura lun.-dom. 8.00-21.30 su prenotazione Informazioni e prenotazione progetti educativi
Prenotazioni: Comune di Roncoferraro - URP T 0376 6629241

La foresta Carpaneta

La foresta Carpaneta La Foresta Carpaneta è il risultato di un recente progetto di forestazione avviato nel 2003 nell’ambito del progetto “Dieci Grandi Foreste di Pianura”, che rappresenta la scelta strategica, proposta dalla Direzione Generale Agricoltura della Regione Lombardia, di costituire nuove grandi aree verdi naturali, con particolare riguardo alla Pianura Padana.

La Foresta è situata nel Comune di Bigarello in provincia di Mantova, presso l’Azienda agroforestale Carpaneta, proprietà del demanio regionale dal 1 gennaio 2002 e tuttora sede di sviluppo di un polo agro-forestale di eccellenza nel settore multifunzionale, con interesse specifico nella filiera lattiero casearia, agri-energetica e ricerche da parte di ERSAF.

La Foresta Carpaneta è costituita da un nucleo boscato di 43 ettari ( assimilabile per composizione alla tipologia forestale del Querce-carpineto planiziale) completati da un’area di 27 ettari, a spiccata funzione didattico ricreativa, in cui sono state definite le seguenti quattro sezioni, legate alla storia, alla cultura e alle tradizioni locali del territorio mantovano:

Il Parco di Arlecchino, ispirato all’artista settecentesco Tristano Martinelli da Bigarello, dove la presenza di diverse essenze, ordinatamente disposte per forma, colore e profumo stimolano la curiosità nei confronti del mondo vegetale.

Il Parco di Virgilio dedicato alla vita e alle opere dell’autore latino, caratterizzato da una precisa successione di suggestioni visive che, accompagnate dalla citazione di alcuni brani della letteratura virgiliana, permettono di rivivere le atmosfere dell’epica classica, attraverso una tranquilla passeggiata.

Il Parco Elzeard Bouffier, dedicato al protagonista del romanzo “L’uomo che piantava gli alberi” e al valore etico della riforestazione.

La zona della riqualificazione del paesaggio agricolo tradizionale, in cui sono state ricostituite siepi e filari a delimitare piccoli appezzamenti, all’interno dei quali, insieme ad antiche varietà colturali, è stata ricreato un vigneto secondo l’antica tecnica della piantata su sostegno vivo.

Accesso:
L’ingresso alle aree fruibili della Foresta Carpaneta è situato nella località di Gazzo di Bigarello, raggiunbile da Mantova percorrendo la ex strada statale n.10 in direzione di Castel d’Ario.

La Foresta è inoltre collegata alla rete delle piste ciclabili della Provincia di Mantova mediante un itinerario opportunamente segnalato che passando per il parco periurbano della città di Mantova raggiunge il famoso Bosco della Fontana in comune di Marmirolo.

Indirizzo: Via Carpaneta, 7 Gazzo Bigarello (MN)
Telefono: 0376457321
Fax: 0376457339
E-mail: carpaneta@ersaf.lombardia.it

Museo "Francioli Nuvolari" di Villimpenta

Museo Francioli Nuvolari di Villimpenta Museo storico ed etnologico.

A partire dagli anni Sessanta Ugo Francioli, con l`aiuto di familiari e amici, ordinò e catalogò i documenti che conservava nella sua casa di Villimpenta, riguardanti due suoi avi illustri: il dottor Giovanni Nuvolari e l`ingegner Carlo Francioli, figure di primo piano del Risorgimento mantovano. Più tardi Carmen Francioli, figlia di Ugo, approfondì nella sua tesi di laurea lo studio dell`antenato Carlo. Negli anni Ottanta i Francioli concepiscono l`idea di dar vita a un museo storico nel quale esporre la ricca documentazione in loro possesso. Il progetto si concretizza nel 1991 con la costituzione di una fondazione, che assume il nome di Fondazione Francioli Nuvolari. In alcuni locali adiacenti l`abitazione Francioli a Villimpenta, messi a disposizione dal fondatore e opportunamente restaurati, inizia l`allestimento del museo, che viene inaugurato e aperto al pubblico nel 1993. Accanto ai documenti dell`archivio familiare vengono esposti attrezzi agricoli e oggetti tipici del mondo contadino. A maggio 1994 data il riconoscimento giuridico della Fondazione da parte della Regione Lombardia. Negli ultimi anni è stato dato il via all`allestimento di una nuova sezione del museo dedicata alla storia e al mondo delle risaie.

Indirizzo: piazza Roma, 65 - Villimpenta
Telefono: 0376 667108 - 030 9141398
E-mail: mauriziobertolotti@libero.it
Orario: Domenica: ore 9.00-12.00. Ingresso unico: euro 2,00. Visite guidate: su prenotazione, tel. 0376 667108 - 0376 667159.
Listino prezzi: Ingresso unico: euro 2,00. Visite guidate: su prenotazione, tel. 0376 667108 - 0376 667159.

Museo della Civiltà Contadina di Bagnolo San Vito

Museo della Civiltà Contadina di Bagnolo San Vito Museo storico ed etnologico.

In un`antica corte agricola poco lontana dal sito archeologico trova spazio una ricca raccolta etnografica che, attraverso un progetto didattico strutturato per le diverse età dei giovani visitatori, completa il quadro di conoscenza delle testimonianze storiche dell`uomo che ha abitato il territorio dall`antichità.

Indirizzo: via Renolfa - Bagnolo San Vito
Telefono: 0376 415614 - 0376 253100
Sito: www.comune.bagnolosanvito.it
Orario: Aperto martedì, giovedì e sabato ore 10,00-12,00 e 15,00-17,30; in altri giorni su prenotazione.
Ingresso: gratuito.
Listino prezzi: Ingresso: gratuito.

Chiesa Romanica di Barbassolo

Chiesa Romanica di Barbassolo La chiesa di Barbassolo, dedicata ai santi medici Cosma e Damiano (martiri del IV secolo), è stata assai poco studiata, anche perché prima dei lavori di ripristino (1959-1965) ad opera dell’allora parroco Pietro Pelati era nascosta da sovrastrutture posteriori risalenti per lo più alla seconda metà del ‘700. I pochi e tardi documenti antichi non individuano la chiesa come pieve: probabilmente, infatti, questa piccola costruzione ad aula unica orientata (l’abside, il settore principale, è stato cioè rivolto ad est per ricevere la luce nascente del giorno, in cui si vedeva un simbolo di Cristo) era una semplice cappella, dipendente dalla pieve di Roncoferraro o da quella di Barbasso. La struttura è realizzata in mattoni, una parte dei quali sono manufatti romani riutilizzati; questa scelta si motiva con la duplice funzione di economicità – l’argilla era il materiale più facilmente recuperabile nella zona e quindi più a buon mercato – e di simbolico richiamo al mondo antico, “garante” dell’importanza della realizzazione. La muratura è costituita da corsi alternati di laterizi alti e bassi, tecnica questa ben visibile anche nelle pareti dell’interno, che però in origine verosimilmente non si presentavano alla vista con l’attuale spoglia uniformità, ma dovevano essere abbellite con colorati affreschi. I restauri-ripristini sono stati condotti con metodi non più condivisibili, soprattutto in facciata, dove la rimozione degli intonaci permise però di riscoprire le due lesene angolari e di evidenziare la presenza di una sezione sporgente al centro, che è stata motivata (ma l’evidenza non è chiara) con l’esistenza in origine di un protiro. Tipici dell’arte romanica “lombarda” sono gli elementi decorativi delle fiancate, vale a dire la cornice ad archetti pensili terminanti con peducci, le lesene che spartiscono verticalmente in tre settori la superficie e le monofore strombate, cioè a stipite tagliato obliquamente. Queste caratteristiche trovano confronti nelle chiese di epoca matildica dell’Oltrepò mantovano e anche in altre costruzioni dello stesso periodo; in particolare la presenza del fregio continuo di archetti indurrebbe a collocare l’edificio di Barbassolo agli inizi del XII secolo. La presenza di elementi analoghi a quelli delle chiese dell’epocamatildica non può con certezza rimandare alla contessa: l’assenza di documenti specifici e la standardizzazione delle ornamentazioni non ci aiutano ad individuare la committenza e la datazione precisa dell’edificio. Più originali risultano alcuni elementi autentici della facciata, come la finestra cruciforme e le bocche di due anfore conficcate nella muratura con funzione decorativa. Allo stesso scopo rispondono gli inserti di marmi, tegole e mattoni manubriati romani, soprattutto nel lato sinistro. Posteriori sono invece le cornici tardogotiche con cui culminano i fianchi (XV secolo), e l’abside rettangolare, cinquecentesca. Il campanile, posto sul lato destro della chiesa, presenta molte analogie con le fiancate di questa (fregi ad archetti pensili e lesene), ma anche qualche tratto distintivo, come le decorazioni di alcuni peducci terminali degli archetti con una testina, le cornici a losanghe e una curiosa testa in pietra, di epoca incerta. Roncoferraro pare essere l’unico comune della provincia di Mantova, capoluogo a parte, a poter vantare ben quattro testimonianze dell’arte romanica. Oltre alla chiesa di Barbassolo infatti si sono conservate o la massiccia torre di Casale (seconda metà dell’XI secolo?), con feritoie ad arco e pochissimi elementi decorativi, tra cui cornici a denti di sega; in origine il manufatto rivestiva una funzione difensiva di presidio militare oppure era un magazzino di viveri, mentre ora ricopre il ruolo di torre campanaria della chiesa di S. Biagio, edificio cinquecentesco, ma con evidenti tracce di fasi precedenti, forse anche dell’epoca della torre; o una finestra monofora strombata occlusa nella parete della canonica, apparentemente l’unica traccia rimasta dell’antica chiesa romanica di Governolo, forse una ristrutturazione operata nel XII secolo della pieve già esistente nel 1037; o i quasi sconosciuti resti della chiesa di S. Nicola in Casaletto, seminascosta in una corte rurale e in pessimo stato, in origine assai simile alla costruzione di Barbassolo (mattoni a corsi alternati alti e bassi, archetti pensili, monofore, abside rivolta ad est). Questo territorio, del resto, rivestiva evidentemente un’importanza strategica notevole, in quanto vi erano situate ben 6 delle 35 pievi della diocesi mantovana.

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